<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-6557350135076193149</id><updated>2011-04-21T12:02:53.509-07:00</updated><category term='FRAMMENTI'/><category term='SUDAMERICA'/><category term='CENTROAMERICA'/><category term='STORIA'/><category term='INTERNAZIONALE'/><category term='BOLIVIA'/><title type='text'>AMAUTA</title><subtitle type='html'>di Francesca Casafina</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://francescacasafina.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6557350135076193149/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescacasafina.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>AMAUTA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00361446882095732731</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='27' src='http://1.bp.blogspot.com/_zQmvbNImB8o/S9wf_SB5sqI/AAAAAAAAAFY/7Ni2WNBxrms/S220/arton8043.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>9</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6557350135076193149.post-3424219507368562543</id><published>2009-04-12T15:17:00.000-07:00</published><updated>2009-04-12T15:23:38.804-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='BOLIVIA'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Diario di un'estate a San Josè de Chiquitos (Bolivia)&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;(LUGLIO-AGOSTO 2008)&lt;br /&gt;Mi affaccio dal finestrino e una vampata calda mi accarezza la faccia. L'aria è satura di sabbia. Una signora corpulenta cammina con abilità lungo i corridoi del treno, portandosi dietro una grossa cesta piena di empanadas e pollo fritto. Presenta la sua succulenta mercanzia con voce stridula, lasciando ogni tanto qualche impronta d'olio sul grembiule verde che le sottolinea i fianchi generosi. Mi fermo a osservare una bellissima ragazza con delle trecce lunghissime e dei splendidi occhi scuri. Sulle spalle tiene legato con un grosso nodo un aguayo, il tradizionale tessuto andino. Ha una bella dentatura bianca, mani piccole e i polsi pieni di braccialetti di rame. Mi dice che ormai manca poco e in effetti dopo meno di venti minuti cominciamo a rallentare. Il treno sembra un grosso gigante stanco, che arranca a fatica tra frenate brusche e accelerate rumorose. Ci lascia in piena notte in una rumorosissima stacion ferroviaria, scaricando il suo ventre sovraffollato di passeggeri. Appena scendiamo veniamo sopraffatti da un odore di fritto che si attacca ai vestiti, intorno e' pieno di chioschetti improvvisati dove è possibile mangiare pollo fritto, empanadas al formaggio, riso, manioca, caffé, refrescos e poi l'immancabile majadito – un piatto tradizionale composto da riso, pollo e manioca fritta -. Fa caldissimo. L'umidità agisce sul corpo come una droga naturale, rallentando la capacità di movimento. I passeggeri ormai a terra sembrano tante formiche sovraccariche ancora intorpidite dall'aria viziata del treno. Sopra di noi un cielo che trabocca di stelle luminosissime. Poco lontano la grossa statua di una ragazza con indosso il tradizionale abito chiquitano che le scende maliziosamente sulle spalle. Sembra quasi volerci dare il benvenuto. Benvenuti a San José de Chiquitos, Bolivia. &lt;br /&gt;Negro, Mosi e don Elio sono venuti a prenderci. Saliamo sulla vecchia toyota col volante trapiantato a destra, dopo essserci abbracciati a lungo. Arrivare a San José é un pò come tornare a casa. A volte penso che sia il posto più ospitale del mondo ma è solo un pensiero fra i tanti che adesso mi scorrono in testa. Mi accendo una sigaretta e comincio a tracciare col dito la strada, sulla sinistra l'aldea de ninos, poi la strada del mercato dove ci sono gli alberghi "non per turisti", la macelleria all'angolo e poi la via di casa. Non ci sono indicazioni, non ci avevo mai fatto caso. Neanche se ne sente la mancanza, a dire la verità. Quando riconosco il campanile della chiesa capisco che siamo arrivati. In casa sono tutti svegli ad aspettarci. Anche Beethoven e Chulin. Sul tavolo c'è del pane e un pò di mate caldo ma siamo troppo stanchi. Ancora qualche abbraccio, il tempo di sistemare il mosquitero e poi a dormire. Fuori il silenzio. Fisso la tenda bianca gonfiata dal vento e sbircio fuori fino a che non mi vince il sonno. Sono a casa.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;San José de Chiquitos si trova nel dipartimento di Santa Cruz, nella parte orientale della Bolivia. E' una delle sette missioni gesuitiche della Chiquitania, insieme a San Miguel, San Ignacio de Velasco, San Javier, Concepcion, Santa Ana e San Rafael. Durante l'epoca della dominazione spagnola l'influenza dei missionari gesuiti è stata molto forte in queste zone e le bellissime chiese in stile barocco-chiquitano sono una testimonianza dell'incontro fra la cultura chiquitana e la religione cattolica. &lt;br /&gt;La facciata della chiesa di San José ha una forma regolare. All'interno grosse panche di legno massiccio, pavimento in terracotta, la lunga navata che conduce a un abside sontuoso. E' un luogo che rapisce, anche chi non è credente. C'è come una strana energia che pervade e predispone al raccoglimento. La chiesa non è mai chiusa e non è mai vuota. Il bisogno di pregare qui non ha orario e la fede pervade ogni aspetto della vita collettiva, nutrendosi di credenze popolari oltre che del tipico umorismo chiquitano. Camminando per le strade polverosissime di San José l'impressione che si ricava è quella di quiete, forse anche per via del caldo tropicale. I ritmi sono dilatati e la lentezza non sembra rappresentare un problema. La piazza davanti alla chiesa ruota intorno a un chioschetto in ferro battuto dove si tengono i concerti durante le feste. Agli angoli delle strade qualche banchetto di caramelle e sigarette sfuse. Qui siamo nella Bolivia tropicale, terra di immense pianure fertili, prossima alla frontiera col Brasile. I grossi latifondi di agricoltura industriale si trovano qui, dove l'abbondanza di terra buona e la debolezza dei sindacati agrari favoriscono lo strapotere delle oligarchie terriere. Adesso, con Evo Morales al governo, sembra che le cose stiano cambiando. Rifletto sull'immenso potenziale di queste terre, sulla generosità di una natura particolarmente prodiga che le logiche del profitto riescono a pervertire. Ci fermiamo a prendere un refresco alla pesca e a chiaccherare un po' con Jaime e Rosi. Non sono di queste parti, vengono dalle zone dell'altopiano, nella Bolivia occidentale. E' facile intuirlo non solo dai loro tratti tipicamente andini ma anche dall'abbigliamento di Rosi, tipico dell'altopiano. Qui chiamano colla le persone dell'altopiano, con un misto di diffidenza e razzismo. Le vicende politiche dell'ultimo trentennio hanno ridotto la Bolivia a un paese diviso, in cui i ricchi dipartimenti orientali si oppongono al centralismo delle regioni andine. Forti delle loro economie dominanti – qui si trovano le riserve di petrolio e gas naturale – le zone della cosiddetta “mezzaluna fertile”, capeggiate dal dipartimento di Santa Cruz, dove ci troviamo, si oppongono tenacemente alla politica “indigenista” di Evo Morales, rivendicando un'autonomia politica che consenta una gestione decentralizzata della ricchezza. In altre parole evitare la redistribuzione dei  proventi delle esportazioni su scala nazionale. E non è cosa da poco, se si considera che il dipartimento di Santa Cruz contribuisce da solo a circa il 30% del PIL nazionale. La Bolivia è il paese delle contraddizioni, dei conflitti permanenti, con una polarizzazione sociale fortissima, una ricchezza culturale enorme e una rara abbondanza di risorse naturali. Un paese con alle spalle tanta storia di lotte sindacali e contadine, spesso umiliato da politiche economiche ingiuste ma mai vinto. La politica, quella vera, qui si fa nelle piazze, nelle strade, marciando in migliaia per chilometri fino ai palazzi del potere. Morales è riuscito a vincere le elezioni grazie al sostegno dei movimenti sociali e alla lotta popolare contro le privatizzazioni dei beni comuni. Come dire, i politici a lezione dal popolo e non viceversa.&lt;br /&gt;Ritorno dalle mie riflessioni, saluto Jaime e Rosi e mi avvio con gli altri verso casa. Sono quasi le 12, dona Ausencia avrà già preparato il pranzo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sveglia alle 5 e mezza. Il solito canto del gallo, stamattina particolarmente audace. Oggi cominciamo il lavoro alla fattoria sociale o scuola d'azione, come ci piace chiamarla. Sono circa quindici ettari di terreno, dove adesso crescono pomodori, fagioli, alberi di limoni e canna da zucchero. Due anni fa abbiamo lavorato per ripulire il campo, costruire il pozzo e la pompa per l'acqua. E' stato un lavoro enorme, soprattutto per chi il pozzo l'ha costruito veramente. Noi volontari ci abbiamo messo tanta volontà, un bel pò di inesperienza e poca resistenza alla fatica fisica. Ma abbiamo imparato tanto, soprattutto cosa significa essere parte di un progetto e lavorare insieme per realizzarlo. Fidel è già al lavoro. Ogni tanto ride di noi. In effetti è uno spettacolo divertente vedere Marco recintare l'orto col filo spinato, Martina e Lucilla maneggiare l'ascia o Germano rassodare il terreno. Siamo una squadra di idealisti impenitenti e imbranati. E il sole non perdona. Per fortuna c'è la foglia di coca a tirarci un pò su. Fidel è di Vallegrande, una delle province del dipartimento di Santa Cruz. A Vallegrande furono catturati "Che" Guevara e i suoi, mentre cercavano di preparare la rivolta popolare  nell'inospitale selva boliviana. E' un tipo scherzoso, Fidel, a tratti irriverente ma assolutamente genuino. Anche se esile di corporatura ha una resistenza fisica impressionante. Con i ragazzi parla di donne e cerveza, a noi riserva argomenti meno "da uomini". Quella contro il machismo è una battaglia contro i mulini a vento da queste parti, soprattutto nelle zone rurali. Anche se hai una vanga in mano, una salopette da lavoro, un bolo di coca in bocca e un mozzicone di sigaretta in mano rimani sempre una mujer, magari un pò sui generis ma sempre mujer. Rido di questo, anche se mi fa un pò rabbia, mentre cerco disperatamente di far camminare dritta la carriola piena di sterpaglie, con Fidel che mi guarda divertito. Ho le tasche piene di limoni e le mani sporche di terre. Lo spirito alle stelle, anzi alle nuvole. &lt;br /&gt;Quando sentiamo il rumore del motore, capiamo che è ora di tornare a casa. Carmen, Anamaria e Fabiola sono venute a prenderci. Carmen è la responsabile dei progetti qui a San José. E' una persona formidabile, testarda all'inverosimile e fiera. Ha studiato economia agraria all'università di Santa Cruz. Saliamo sulla macchina, tre sul sedile posteriore e due nel portabagagli. Sbucciamo qualche arancia, Marco arrotola una sigaretta e Germano scatta qualche foto. Propongo di cantare una canzone, De André, Guccini, Modena City Ramblers, qualche stornello romano. L'idea piace a tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una delle cose che più mi piace fare a San José è comprare il pane. Molte donne lo fanno in casa e poi lo vendono ancora caldo. La sera ceniamo con una tazza di caffé caldo o mate di coca, un pò di pane, la marmellata di dona Eraida e magari qualche focaccina al mais impastata dalle mani preziose di dona Ausencia. E' una vecchietta silenziosa e riservata, gelosa del suo regno incantato che è la cucina, dove sforna, taglia, impasta, mescola e frigge come una maga gelosa delle sue formule magiche. Non sa scrivere né leggere. Non l'ho mai abbracciata perchè mi sembrerebbe di violare il suo codice discreto ma le voglio un gran bene. Il giorno in cui abbiamo condiviso la ricetta della torta alle mele ho capito di aver conquistato la sua fiducia e ne vado orgogliosa. E' il nostro segreto. &lt;br /&gt;Oggi andiamo nelle comunità rurali, poco lontane da San José. Henry passa a prenderci col solito furgoncino rosso carico di buste di insalata, corde e casse di pomodori. Lavora per il Plan de desarrollo indigena. E' una persona dolce e disponibile, conosciuto e ben voluto da tutti. Nelle comunità ci accolgono con la consueta ospitalità, visitiamo la scuola, l'ambulatorio, i laboratori di artigianato e gli orti comunitari. Junior e Julio Conrado stanno portando avanti un laboratorio itinerante di pittura creativa. Quest' anno è arrivata anche l'illuminazione elettrica qui nelle comunità. Ci fermiamo a Ramada per dare una mano nella raccolta dei pomodori. Tra risate generali e qualche raccomandazione riesco anche a montare senza sella un malandato ronzino non troppo contento di avermi sul groppone. Dopo il bagno al fiume e il pranzo a casa di dona Maria ci riuniamo con le donne per discutere dei progetti, fra battute, risate complici e caffé in abbondanza. Il problema adesso è la pompa dell'acqua e l'amministrazione dei fondi da parte del Plan, che sta creando non pochi dissapori tra le comunità. Ma si continua a lavorare. Si fa buio ed è ora di tornare a San José. &lt;br /&gt;Quando va via il sole si apre un fiore bianco che qui chiamano maliziosamente duena de la noche. Ha un profumo buonissimo, dice Martina, fra le inevitabili risate generali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;San José è un pueblo piccolo. Le strade sono sterrate e l'unico punto di ritrovo è la piazza principale davanti alla chiesa. C'è la scuola di musica, che tiene viva l'antica tradizione della costruzione di strumenti musicali. Il legname qui è abbondante, nel bosque seco chiquitano. E poi c'è Radio Nativa di don Konrado, la voce di San José e una delle persone più belle che io abbia mai conosciuto. Ha origini tedesche ed è uno dei cittadini più conosciuti qui a San Josè insieme a don Elio, memoria storica della Chiquitania. Turisti ce ne sono pochi, qualche volontario che collabora con le suore dell'orfanotrofio e ogni tanto qualche viaggiatore alla ricerca di itinerari non da guida turistica. L'ospitalità qui ha radici antiche e il piacere di stare insieme è la vera risorsa. Forse a Roma la chiamerebbero indolenza ma è perchè non sono mai stati a San José. Al di là della retorica sul "chi ha meno vive meglio" o  sulla "riscoperta delle cose semplici" mi verrebbe da dire che qui a San José è ancora possibile svegliarsi la mattina di buon umore, sudare di fatica ma farlo tutti insieme, godersi la siesta dopo pranzo e "perdere tempo" fregandosene del tempo. Non ho mai riportato cartoline da San José ma solo la cara de abuelo che mi ha regalato Marlene, le borse dipinte a mano e un pò di terra rossa di Irpias. E poi volti e risate. Tante risate.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6557350135076193149-3424219507368562543?l=francescacasafina.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescacasafina.blogspot.com/feeds/3424219507368562543/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescacasafina.blogspot.com/2009/04/diario-di-unestate-san-jose-de.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6557350135076193149/posts/default/3424219507368562543'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6557350135076193149/posts/default/3424219507368562543'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescacasafina.blogspot.com/2009/04/diario-di-unestate-san-jose-de.html' title=''/><author><name>AMAUTA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00361446882095732731</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='27' src='http://1.bp.blogspot.com/_zQmvbNImB8o/S9wf_SB5sqI/AAAAAAAAAFY/7Ni2WNBxrms/S220/arton8043.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6557350135076193149.post-4846406902501645685</id><published>2009-04-05T13:15:00.000-07:00</published><updated>2009-04-08T00:37:09.165-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='FRAMMENTI'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_zQmvbNImB8o/SdvD2x_suOI/AAAAAAAAAEY/yeoPhSauLQE/s1600-h/P1010114.JPG"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 240px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_zQmvbNImB8o/SdvD2x_suOI/AAAAAAAAAEY/yeoPhSauLQE/s320/P1010114.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5322062730569234658" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_zQmvbNImB8o/SdvDQpgZIsI/AAAAAAAAAEQ/adCnq-T4Yy8/s1600-h/P1010079.JPG"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_zQmvbNImB8o/SdvDQpgZIsI/AAAAAAAAAEQ/adCnq-T4Yy8/s400/P1010079.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5322062075455414978" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_zQmvbNImB8o/SdvC2R953MI/AAAAAAAAAEI/lyYxfSHfIyk/s1600-h/P1010076.JPG"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_zQmvbNImB8o/SdvC2R953MI/AAAAAAAAAEI/lyYxfSHfIyk/s400/P1010076.JPG" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5322061622460144834" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Briciole di montagna. &lt;br /&gt;Fra nuvole e sapori&lt;/strong&gt;(SANTA MARIA IN VALLE PORCLANETA, ABRUZZO, 5 APRILE 2009)&lt;br /&gt;Mi affaccio alla finestra della camera da letto e mi metto ad ascoltare. Il gallo si cimenta in un richiamo amoroso piuttosto insolente. Mostra lo scarso piumaggio con la baldanza tipica del seduttore, fiero di essere l'unico maschio. E' uno spettacolo divertente. Oltre il recinto ci sono una decina di cavalli, tutte femmine, molte delle quali gravide. E' questo il periodo dell'anno in cui danno alla luce i cuccioli. Ogni tanto la valle si riempie di un nitrito, seguito subito dopo da un altro. Forse le future mamme sono impazienti. Richiudo la finestra e scendo a fare colazione. Davanti a me le cime del monte Velino, completamente imbiancate di neve. Tutt'intorno il Sirente-Velino, uno dei parchi naturali più belli dell'Abbruzzo. Non lontano da qui c'è il confine col Lazio e a pochi chilometri la città di Magliano de' Marsi, in provincia di L'Aquila. Antonella e Marco hanno scelto di venire a vivere qui, in uno splendido casolare vicino alla chiesa di Santa Maria in valle Porclaneta. Con loro anche Remo, Romolo e Maggie, pronti a dare il benvenuto a qualunque visitatore, purché disposto a ripagare l'ospitalità con qualche carezza. Assaggio il pane fatto in casa. Antonella mi spiega che è fatto con la pasta madre o pasta acida, quindi con lievito naturale. Ha un sorriso simpatico e un'espressione serena, Antonella, e riesce a metterti subito a tuo agio. Ha tantissimi interessi, che spaziano dalla bio-dinamica all'agricoltura biologica, dall'apicoltura ai gruppi d'acquisto solidali. L'idea di lasciare Roma e aprire qui un bed &amp; breakfast significa molto per lei e per Marco. Non è solo un modo per svegliarsi la mattina col canto del gallo - che è comunque da preferire alla sveglia del cellulare - ma soprattutto una ricetta di vita fortemente voluta, per riscoprire il piacere del tempo senza essere schiavi di ritmi imposti. Marco ha imparato a fare la birra. Dice che non è difficile, dipende tutto dalla qualità del malto e dall'esperienza. Non mi intendo molto di birre ma la sua mi è sembrata ottima.&lt;br /&gt;Sullo scaffale in soggiorno ci sono tantissimi libri, accanto il camino e un grosso tavolo di legno massiccio. Mentre Antonella mi spiega che cos'è la bio-dinamica, Marco prende dallo scaffale un libro di Rudolf Steiner. Si muove lentamente, come se non sapesse cosa sia la fretta. Ha un'aria sorniona e la battuta sempre pronta. Mi sembra piuttosto scettico sulla bio-dinamica, soprattutto quando il discorso si sposta su come curare il terreno attraverso miscele e composti. Anche a me sembra strano ma la naturalezza con cui Antonella ne parla mi affascina. E' raro incontarare tanta genuità. Marco mi sembra una persona di poche parole, restio a dare confidenza ma schietto. Spostiamo la conversazione sui prodotti fatti in casa. Qui intorno ci sono diverse aziende agricole, molte a gestione famigliare. Non è facile organizzare un gruppo d'acquisto, ci raccontano Marco e Antonella, organizzare le riunioni, le consegne, gli ordini d'acquisto. Ma loro non demordono. Sono di quelli che ci credono. Fuori c'è un sole meraviglioso. Maggie è tornata dalla passeggiata mattutina con le zampe tutte sporche di fango a mo' di calzini. Rifletto su come sia possibile vivere in maniera "alternativa", senza etichette e senza soluzioni preconfezionate, ognuno seguendo un proprio modello. Così anche fare la spesa diventa una scelta, un contributo "dal basso" al superamento di un certo stile di vita. Tutto sta nel sapersi organizzare, creando reti di persone, momenti di incontro, terreni nei quali le scelte dei singoli possano unirsi in pratiche condivise. Ferma restando l'autonomia del pensiero, la creazione di spazi d'incontro può essere una risposta salutare all'individualismo promosso da certa politica, riattivando il circuito della collaborazione e della partecipazione in prima persona. Marco mi regala un barattolo di miele. Lo stesso che a colazione ho dimostrato di gradire molto. Salgo in camera per sistemare le mie cose e rifare il letto. Dai vetri della finestra il monte Velino continua a sbirciare. E' un monte che racchiude tanta storia, dalle battaglie dell'esercito romano contro le popolazioni locali alle vicende legate alla seconda guerra mondiale. E' una meta ambita da molti escursionisti. Poco distante dal casolare di Marco e Antonella c'è la piccola chiesa di Santa Maria. Per visitarla bisogna scendere in paese e chiedere della signora Costanza. Ma oggi è la domenica delle palme quindi non sarà facile trovarla. Zaino in spalla, è ora di tornare a Roma. &lt;br /&gt;Salutiamo i nostri ospiti, ringraziandoli della bellissima chiaccherata e dell'ospitalità. Un ultimo sguardo alla casa, la cappa della cucina in rame, le biclette da corsa momentaneamente a riposo, le damigiane per l'olio, lo scacciapensieri davanti alla porta. E sulla sedia dello scrittoio la sciarpetta con i colori della pace.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6557350135076193149-4846406902501645685?l=francescacasafina.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescacasafina.blogspot.com/feeds/4846406902501645685/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescacasafina.blogspot.com/2009/04/briciole-di-montagna.html#comment-form' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6557350135076193149/posts/default/4846406902501645685'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6557350135076193149/posts/default/4846406902501645685'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescacasafina.blogspot.com/2009/04/briciole-di-montagna.html' title=''/><author><name>AMAUTA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00361446882095732731</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='27' src='http://1.bp.blogspot.com/_zQmvbNImB8o/S9wf_SB5sqI/AAAAAAAAAFY/7Ni2WNBxrms/S220/arton8043.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_zQmvbNImB8o/SdvD2x_suOI/AAAAAAAAAEY/yeoPhSauLQE/s72-c/P1010114.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6557350135076193149.post-2919994601547236627</id><published>2009-03-19T09:59:00.000-07:00</published><updated>2009-03-25T03:58:48.016-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='BOLIVIA'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_zQmvbNImB8o/ScoOXkK8ZlI/AAAAAAAAAC4/dy9OxRSYEIY/s1600-h/boivia2jpeg.jpeg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 99px; height: 106px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_zQmvbNImB8o/ScoOXkK8ZlI/AAAAAAAAAC4/dy9OxRSYEIY/s400/boivia2jpeg.jpeg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5317078108073649746" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_zQmvbNImB8o/ScoMH3BP8KI/AAAAAAAAACg/t5LbOSfNYv0/s1600-h/salardeuyuni.jpeg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 150px; height: 113px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_zQmvbNImB8o/ScoMH3BP8KI/AAAAAAAAACg/t5LbOSfNYv0/s320/salardeuyuni.jpeg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5317075639232098466" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;strong&gt;UN IMMENSO TESORO SI NASCONDE SOTTO IL DESERTO SALATO DELLA BOLIVIA&lt;/strong&gt;&lt;/strong&gt;(esercitazione per la radio)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un'immensa distesa bianca sotto un sole inclemente. Un enorme lago di sale che restituisce allo sguardo una luce accecante. Impossibile togliere gli occhiali da sole a meno che non si distolga lo sguardo dal blocco di sale per doluirlo nell'esplosione di azzurro sopra le nostre teste. La distesa salata di Uyuni è la più grande riserva mondiale di sale. A pochi chilometri c'è la città di Potosì, capitale dell'omonimo dipartimento. L'argento che riempiva i forzieri europei nel XVI secolo veniva estratto qui, dalle vene nascoste del Cerro Rico di Potosì. Intorno le ande, giganti rugosi dalle cime imbiancate. Faccio fatica a respirare. L'aria è pesante a oltre 3500 metri di altezza. Fatico a credere che sotto i miei piedi ci sia la riserva di litio più grande mai scoperta. I nostri computer e cellulari sono fatti di litio: scavando appena un metro sotto il sale, qui a Uyuni, in un paesaggio che sembra lunarec'è il 50% di tutto il litio presente sul nostro pianeta. Mica male per un paese che possiede anche petrolio, minerali e gas naturale. Chiedo a Herman che mi fa da guida che cosa ne pensa di questa storia del litio, mentre visitiamo una delle tante officine a cielo aperto dove si raccoglie e si lavora il sale. Mi dice che ormai non c'è problema perchè c'è Evo al governo. Già perchè dopo secoli di sfruttamento selvaggio dei loro tesori i Boliviani hanno quasi imparato a diffidare di una natura tanto generosa. Sanno che la ricchezza può essere una maledizione per un paese che non è in grado di sfruttarla. Ma il ministro boliviano delle miniere Alberto Echazu ha già dichiarato che sarà la Bolivia a decidere dello sfruttamento del litio e che non si limiterà a fornire la materia prima alle multinazionali del settore: "...lo sfruttamento secolare delle nostre risorse è finito" ha detto il ministro in un'intervista alla Bbc. Rimane però il problema della mancanza di infrastrutture, anche se il governo boliviano si dice pronto a investire oltre 5 milioni di dollari in un progetto pilota per l'estrazione e il trasporto del minerale. Sicuramente imprese straniere interverranno per facilitare l'avvio di un'industria stabile del litio ma, anche considerando il trend di crescita del minerale previsto sui mercati mondiali nei prossimi anni, la Bolivia è decisa a mantenere un ruolo attivo fino in fondo. Anche perchè, va ricordato, il litio potrebbe giocare un ruolo fondamentale nella costruzione delle batterie per automobili elettriche, in previsione dell'esaurimento delle riserve petrolifere previsto per i decenni a venire. Un bel terreno di prova per Morales, non c'è dubbio. E una speranza di riscatto per una terra da sempre depredata e offesa. Herman mi dice di affrettarmi perchè comincia a fare troppo freddo. Qui è la natura a dettare i tempi e gli spostamenti.Se il vento dice che è ora di andare, bisogna andare.  &lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6557350135076193149-2919994601547236627?l=francescacasafina.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescacasafina.blogspot.com/feeds/2919994601547236627/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescacasafina.blogspot.com/2009/03/un-immenso-tesoro-si-nasconde-sotto-il.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6557350135076193149/posts/default/2919994601547236627'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6557350135076193149/posts/default/2919994601547236627'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescacasafina.blogspot.com/2009/03/un-immenso-tesoro-si-nasconde-sotto-il.html' title=''/><author><name>AMAUTA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00361446882095732731</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='27' src='http://1.bp.blogspot.com/_zQmvbNImB8o/S9wf_SB5sqI/AAAAAAAAAFY/7Ni2WNBxrms/S220/arton8043.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_zQmvbNImB8o/ScoOXkK8ZlI/AAAAAAAAAC4/dy9OxRSYEIY/s72-c/boivia2jpeg.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6557350135076193149.post-8017633373439800303</id><published>2009-03-17T04:33:00.000-07:00</published><updated>2009-03-25T03:54:39.419-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='BOLIVIA'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_zQmvbNImB8o/ScoNZUQO5OI/AAAAAAAAACw/GrJL01GT1nc/s1600-h/bolivia.jpeg"&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 111px; height: 116px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_zQmvbNImB8o/ScoNZUQO5OI/AAAAAAAAACw/GrJL01GT1nc/s400/bolivia.jpeg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5317077038648976610" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:100%;" &gt;Redistribuzione delle terre alle comunità guaranì in Bolivia.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Morales distribuisce titoli di proprietà e promesse di cambiamento&lt;br /&gt;(ROMA, 17 marzo 2009)&lt;br /&gt;San Ignacio è una splendida cittadina boliviana affacciata sulle rive della laguna artificiale di Guapomò. Capitale della provincia di San Miguel de Velasco, è una delle città più popolose     delle terre basse orientali boliviane, nel dipartimento di Santa Cruz. Roccaforte delle spinte autonomiste che oppongono il governo alle regioni orientali, il dipartimento cruceno ha ospitato ieri una cerimonia storica, alla presenza del presidente Evo Morales. Nella località di San Martin, poco distante dal municipio di San Ignacio, ieri è avvenuta infatti la consegna di 34 titoli di proprietà della terra alle comunità contadine guaranì della zona. In mezzo a un tripudio di bandiere e cartelloni colorati la nuova costituzione boliviana, approvata lo scorso 25 gennaio, comincia a dare i suoi frutti. E con essa la volontà politica del governo boliviano di dichiarare guerra al latifondo agricolo ancora dominante nelle vallate fertili della Bolivia orientale, dove l’allevamento e le coltivazioni su scala industriale di soia, riso e altri prodotti tropicali  hanno sempre generato pratiche odiose di concentrazione della terra nelle mani di poche famiglie di possidenti. Il referendum approvato dalla maggioranza dei cittadini boliviani insieme al testo della nuova Constitucion Politica del Estado (CPE) fissa il limite massimo di 5000 ettari per le proprietà agricole e prevede l’esproprio in caso la gestione delle terra risulti contraria all’interesse collettivo. In altre parole se non svolge una funzione sociale e economica riconosciuta come tale dalla collettività. Senza l’intenzione di cedere a echi nostalgici di rivoluzioni lontane sembrerebbe davvero che, per la prima volta in Bolivia, la terra appartiene a chi la lavora. La zona di Parapetì, dove le autorità hanno proceduto agli espropri e alla redistribuzione delle terre, è una regione dove il cancro del latifondo è particolarmente diffuso e il potere dell’aristocrazia agraria forte. L’opposizione a Morales e alle disposizioni della nuova Magna Charta in materia di terra trovano qui un sostegno incondizionato, fomentato dalle spinte autonomiste che cercano di frenare il nuovo corso della politica boliviana. Le condizioni di lavoro delle comunità guaranì impiegate nei latifondi potrebbero definirsi, volendo usare un eufemismo, anacronistiche.Ossia simili alla schiavitù.&lt;br /&gt;I giornalisti che hanno provato a denunciare i soprusi sono stati minacciati e alcuni anche aggrediti. Il rispetto dei diritti dei lavoratori - e della persona umana - spesso rimane fuori dalle recinzioni che proteggono le “cittadelle dorate” del latifondo.&lt;br /&gt;Le dichiarazioni di Morales hanno suscitato l’entusiasmo della comunità guaranì, la terza comunità indigena più numerosa della Bolivia, dopo quelle aymara e quechua. Il presidente ha criticato la precedente legge di riforma agraria del paese - conosciuta col nome di legge INRA del 1996 - denunciando i ritardi nella distribuzione delle terre e gli interessi dei terratenientes  nell’ostacolare qualsiasi processo di cambiamento nelle campagne.&lt;br /&gt;“Voi vi chiamate i senza terra ma adesso l’avete e quindi dovete cambiare il nome” ha ironizzato Morales. Col sorriso sincero di sempre. La guerra al latifondo è dichiarata.&lt;br /&gt;E la Bolivia sembra pronta a combatterla.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6557350135076193149-8017633373439800303?l=francescacasafina.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescacasafina.blogspot.com/feeds/8017633373439800303/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescacasafina.blogspot.com/2009/03/redistribuzione-delle-terre-alle.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6557350135076193149/posts/default/8017633373439800303'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6557350135076193149/posts/default/8017633373439800303'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescacasafina.blogspot.com/2009/03/redistribuzione-delle-terre-alle.html' title=''/><author><name>AMAUTA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00361446882095732731</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='27' src='http://1.bp.blogspot.com/_zQmvbNImB8o/S9wf_SB5sqI/AAAAAAAAAFY/7Ni2WNBxrms/S220/arton8043.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_zQmvbNImB8o/ScoNZUQO5OI/AAAAAAAAACw/GrJL01GT1nc/s72-c/bolivia.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6557350135076193149.post-2018037643736582656</id><published>2009-03-16T11:20:00.000-07:00</published><updated>2009-03-25T03:51:39.232-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='CENTROAMERICA'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_zQmvbNImB8o/ScoMsXE48BI/AAAAAAAAACo/xbr8uwfuWN4/s1600-h/salvador.jpeg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 125px; height: 98px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_zQmvbNImB8o/ScoMsXE48BI/AAAAAAAAACo/xbr8uwfuWN4/s320/salvador.jpeg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5317076266312593426" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Vittoria del FMLN alle presidenziali in Salvador.&lt;br /&gt;Dopo vent'anni la sinistra va al governo.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;(ROMA, 16 MARZO 2009)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' una svolta storica importante quella rappresentata dalla vittoria di Mauricio Funes alle elezioni presidenziali in Salvador. Anche se lo scrutinio delle schede non si è ancora concluso, quelle visionate finora - oltre il 90% - danno Funes vincente. Bisogna attendere lo spoglio completo ma i risultati resi noti finora non sembrano lasciare dubbi sul successo elettorale dell' ex-giornalista della CNN ora leader del Fronte Farabundo Martì di Liberazione Nazionale (FMLN), partito storico della sinistra rivoluzionaria salvadoregna. Le ultime giornate della campagna elettorale sono state segnate da un clima piuttosto teso e avvelenate dalle dichiarazioni del rivale di Funes, Rodrigo Arena, sul presunto pericolo di un'involuzione comunista del paese in caso di vittoria del FMLN, sul modello di Cuba e Venezuela.&lt;br /&gt;Ora che la vittoria di Funes sembra quasi certa si apre un capitolo importante per El Salvador, da sempre segnato da una grave instabilità politica. La guerra civile che ha insanguinato il paese per dodici anni - e che si è conclusa nel 1992 con gli accordi di Chapultepec - ha lasciato pesanti eredità nel tessuto sociale di quella che è la più piccola fra le repubbliche centroamericane. Gli stessi partiti che si sono scontrati alle elezioni presidenziali di domenica sono testimonianza di un passato che è ancora vivo nella memoria collettiva dei salvadoregni. Il FMLN nacque nel corso degli anni '80 come formazione di guerriglia di estrema sinistra, ispirata al pensiero del leggendario Augustin Farabundo Marti, morto nel 1932. Divenuto formazione politica dopo la normalizzazione del panorama nazionale seguita agli accordi di pace del '92, il Fronte si è inserito nella cornice istituzionale di un paese devastato da una guerra civile costata almeno 80.000 vite umane. Anche l'ARENA, il partito di Avila fino a ieri al potere, rappresenta un capitolo significativo della storia salvadoregna, legato alla dittatura militare e soprattutto alla figura del suo fondatore, il maggiore Roberto D'Aubuisson. Ideatore delle cosiddette brigate della morte, responsabili di terribili violenze durante gli anni bui dei governi militari, D'Aubuisson è stato forse il personaggio più emblematico della guerra civile salvadoregna, accusato tra l'altro dell'omicidio dell' arcivescovo Arnulfo Romero. L'onorificienza di figlio meritevole del Salvador, riconosciuta al dittatore ormai defunto per volonta della stessa ARENA ha suscitato enormi polemiche nel paese, in quello strano intreccio di legalità e impunità che ha storicamente caratterizzato il ritorno alla democrazia in Centroamerica.&lt;br /&gt;Ecco perchè la vittoria di ieri del FMLN è una tappa importante per El Salvador. La volontà degli oltre quattro milioni di elettori salvadoregni di concedere la fiducia a un partito ex-guerrigliero convertitosi alla politica è un segnale forte che la società civile salvadoregna ha lanciato a un Funes che si è dichiarato pronto a raccoglierlo, consapevole di cosa significhi la vittoria del FMLN dopo quasi vent'anni di governi di estrema destra.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6557350135076193149-2018037643736582656?l=francescacasafina.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescacasafina.blogspot.com/feeds/2018037643736582656/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescacasafina.blogspot.com/2009/03/vittoria-del-fmln-alle-presidenziali-in.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6557350135076193149/posts/default/2018037643736582656'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6557350135076193149/posts/default/2018037643736582656'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescacasafina.blogspot.com/2009/03/vittoria-del-fmln-alle-presidenziali-in.html' title=''/><author><name>AMAUTA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00361446882095732731</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='27' src='http://1.bp.blogspot.com/_zQmvbNImB8o/S9wf_SB5sqI/AAAAAAAAAFY/7Ni2WNBxrms/S220/arton8043.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_zQmvbNImB8o/ScoMsXE48BI/AAAAAAAAACo/xbr8uwfuWN4/s72-c/salvador.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6557350135076193149.post-5914738153315171220</id><published>2009-03-15T15:18:00.000-07:00</published><updated>2009-03-25T04:44:25.322-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='INTERNAZIONALE'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_zQmvbNImB8o/ScoZD9h2coI/AAAAAAAAADA/sKuxIKcGBhA/s1600-h/loto.jpeg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 150px; height: 113px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_zQmvbNImB8o/ScoZD9h2coI/AAAAAAAAADA/sKuxIKcGBhA/s400/loto.jpeg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5317089865911136898" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(0, 0, 0);"&gt;&lt;strong&gt;Le donne dai piedi di loto&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;"&lt;em&gt;La vita dei miei figli deve essere migliore&lt;/em&gt;", dice la signora Wu.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;(AREA-Settimanale di critica sociale)&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;"&lt;/span&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;Il cuore di una donna è sfuggente come una goccia d'acqua su&lt;br /&gt;una foglia di loto&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;.&lt;span style="font-size:78%;"&gt;"&lt;/span&gt; &lt;span style="font-size:85%;"&gt;(proverbio cinese)&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Un'antica tradizione cinese imponeva alle giovani donne delle classi agiate di fasciarsi i piedi, fin da bambine, con delle bende molto strette, per ridurne le dimensioni e modellarne la forma. I piccoli piedi martoriati assomigliavano così a delle mezzelune di carne e ossa, poi rivestite con eleganti scarpette di seta ornata. Piccole scarpette da bambina. Questo rituale era un appuntamento a cui le giovani donne cinesi di buona famiglia non potevano sottrarsi: la loro femminilità dipendeva da quei piccoli piedi deformati, che le costringeva a un'andatura ondeggiante e sinuosa. Come fiori di loto scossi dal vento. La leggenda racconta che la prima donna dai piedi di loto era una bellissima concubina, che si fasciò i piedi con delle lunghe bende di seta bianca per conquistarsi il favore dell'imperatore, ballando per lui la Danza della luna sul fiore di loto, con i suoi piccoli piedi scolpiti. La pratica si diffuse in seguito anche nelle donne dei ceti meno abbienti: artigiane e contadine che vedevano in essa l'unica possiilità per contrarre matrimonio con un uomo facoltoso. Per il suo libro "Figlie della Cina" (1999), la scrittrice cinese Bamboo Hirst, nata a Shangai, scelse come sottotitolo "Dove nascere donna può ancora essere una maledizione". Maledizione essere vendute come schiave, mogli, prostitute o concubine. Maledizione essere costrette a mortificare i propri corpi per farsi strumento di piacere. Maledizione camminare come dei fiori violentati dal vento.&lt;br /&gt;Chissà se anche Wu pensa che essere nata donna, in Cina, sia una maledizione. Non indossa piccole scarpette di seta cucite su misura ma un paio di sandali dismessi, con i quali cammina tutti i giorni sopra mucchi di spazzatura, in mezzo a carcasse di computer, tubi elettronici, monitor, stampanti e altri rifiuti che vengono da lontano.&lt;br /&gt;Cammina stanca sui cumuli di spazzatura, sa come muoversi, cosa cercare. Forse non ha mai sentito parlare di digital dump o e-waste. Semplicemente ci cammina sopra tutti i giorni. Sotto i suoi piedi scheletri di computer che non servono più all'Occidente. Che vengono a morire qui. Sotto i piedi di Wu.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo a Guiyu, nella provincia cinese di Guangdong, sud-est del paese. Una provincia fra le più industrializzate e popolose della Cina. E' qui che si trova il delta del Fiume delle Perle, il terzo fiume cinese per lunghezza, formato dalla confluenza dei fiumi Xijiang, Beijiang e Dongjiang. Popolata prevalentemente da Cinesi di etnia Han, la provincia di Guandong è storicamente terra di immigrazione, soprattutto dalle vicine province rurali di Henan, Anhui e Sichuan. Guiyu è una città dall'aspetto spettrale. Un paesaggio immobile, dove strade dismesse si perdono in mezzo a cumuli di spazzatura e rottami. L'aria è pesante e carica di odori: stagno fuso, plastica bruciata. Si fa fatica a respirare. Sembra di essere in una grande officina a cielo aperto. O forse sarebbe meglio dire discarica. Perchè è qui che vengono mandati a morire i computer, nel "cimitero digitale" di Guiyu. E' qui che l'industria dell'informatica scarica i suoi rifiuti. Rifiuti che arrivano da porti lontani, a bordo di enormi navi cariche di spazzatura. E di vergogna.&lt;br /&gt;Da dove viene tutta questa "immondizia digitale"? Perchè i computer vanno a finire così lontano dai luoghi in cui vengono usati ? Perchè proprio in Cina (o, sarebbe meglio dire, in Asia e Africa)? La questione è sicuramente complessa ma potrebbe forse riassumersi in questo modo: perchè qui costa meno. Ed è più facile. Meno regole, meno controlli, meno monitoraggio. E un'opinione pubblica forse meno informata. Ma cominciamo dall'inizio. Dal luogo in cui inizia il viaggio dei "computer morenti". Da dove partono per arrivare qui, a Guiyu.&lt;br /&gt;Il problema dello smaltimento dei rifiuti dell'industria elettronica è una conseguenza della diffusione di massa dei personal computer e dell'accellerazione senza precedenti della tecnologia informatica e digitale. Nuovi modelli di computer, stampanti, cellulari e altri articoli elettronici invadono il mercato, a un ritmo sempre più incalzante. Siamo nell'era della cosiddetta hi-tech. La ricetta è la stessa, già consolidata, del consumismo su larga scala: solo che adesso si tratta di "consumismo digitale". La rapidità con cui vengono publicizzati e messi sul commercio articoli nuovi, sempre più sofisticati e plurifunzionali, ha portato a quella che è stata definita come "obsolescenza programmata". Ossia che i computer hanno vita sempre più breve per lasciare spazio a quelli di ultima e ultimissima generazione. E' stato calcolato che nei paesi più industrializzati la durata media della vita di un computer è scesa da 6 anni nel 1997 a 2 nel 2005. Stessa sorte è toccata anche ai cellulari, destinati a morire entro due anni. Tutta questa ondata di prodotti elettronici che si riversa sui circuiti commerciali ha però un costo molto alto, sebbene più nascosto. Dietro i cartelloni pubblicitari e le nuove trovate di strategia commerciale, si nascondono i rifiuti. Enormi montagne di rifiuti che devono essere smaltite. Le ricerche condotte dalle Nazioni Unite hanno parlato di oltre 20 milioni di tonnellate di rifiuti tecnologici prodotti ogni anno. Le normative sulla gestione e lo smaltimento dei rifiuti dell'industria elettronica sono molto rigide nei paesi industrializzati. Esistono regole a tutela dell'ambiente e della salute umana, a cui le aziende che producono articoli hi-tech devono attenersi. La radice del problema va ricercata nelle modalità di produzione dei computer,molti dei quali contengono, infatti, sostanze tossiche altamente inquinanti per l'ambiente e dannose per la salute dell'uomo. Piombo, mercurio, cadmio, cromo esavalente sono solo alcune delle sostanze tossiche presenti nei nostri computer. L'associazione ambientalista Greenpeace ha denunciato più volte l'utilizzo, da parte delle multinazionali dei computer, di agenti chimici e sostanze velenosi, come ad esempio il PVC (cloruro di polivinile). Nel rapporto "Cutting Edge Contamination", vengono messe sotto accusa le grandi aziende produttrici di hardware e apparecchi elettronici (IBM, Intel, Sony ecc.), accusate di gestire in maniera irresponsabile il processo produttivo, disinteressandosi dell'impatto ambientale della produzione. I laboratori di ricerca di Greenpeace hanno documentato l'utilizzo di PBDE (ritardanti di fiamma bromurati) e ftalati (usati per ammorbidire la plastica) nella costruzione di hardware. L'utilizzo di sostanze dannose rende ancora più problematica la questione dello smaltimento dei rifiuti elettronici, data la tossicità dei materiali e delle sostanze "contenute" nei personal computer. Per sfuggire alle severe norme in vigore in molti paesi industrializzati, diverse multinazionali del settore "mandano a morire" i computer lontano da casa (con un risparmio notevole anche in termini di costi, dati i costi elevatissimi di smaltimento e riciclo nei paesi industrializzati). Il fenomeno ha assunto proporzioni allarmanti a partire dagli anni '90, ossia in concomitanza con la diffusione di massa dei personal computer. Nonostante la convenzione di Basilea, del 1989, vieti l'esportazione di rifiuti tecnologici verso i paesi del cosiddetto terzo mondo, il mercato della "spazzatura digitale", stando agli studi recentemente pubblicati, non accenna a diminuire. Navi cariche di computer, ormai troppo vecchi per l'Occidente,continuano a salpare dai nostri porti alla volta di Asia e Africa. Lagos in Nigeria e Bangalore in India sono ormai diventate vere e proprie discariche a cielo aperto, con danni incalcolabili all'ambiente e costi altissimi per la vita umana. I fiumi inquinati, l'aria strozzata da fumi acidi, i suoli avvelenati da metalli pesanti e sostanze dannose portate dalle piogge.&lt;br /&gt;E' quello che accade a Guyiu. Anche qui la società del benessere viene a vomitare gli avanzi del progresso tecnologico. I cortili delle case sembrano officine malandate, dove le famiglie mangiano, dormono e vivono circondate da carcasse di computer e altri apparecchi elettronici. La legge cinese proibisce l'importazione di rifiuti solidi inquinanti ma - miracolo del progresso? - questi continuano ad arrivare nelle strade e nelle case degli abitanti di Guyiu. In quantità impressionanti. Il rapporto di un'associazione ambientalista di Seattle, la BAN (Basel Action Network) ha denunciato, per la prima volta, nel 2002 la drammatica situazione della "città fantasma". Quasi tutte le navi che arrivano quaggiù provengono dai porti degli Stati Uniti, si legge nel rapporto della BAN: in particolare dagli stati che si affacciano sull'oceano Atlantico.Un reportage fotografico del 2007, realizzato dalla Foreign Affairs, documenta la "necropoli" cinese dei computer. Senza guanti, mascherine o altro tipo di protezione, gli abitanti di Guyiu - soprattutto donne e bambini - rovistano nei cumuli di spazzatura alla ricerca di materiale utilizzabile o da vendere nei mercati. Viene bruciata la plastica per separarla dai metalli (plastica che, molto spesso, è stata lavorata precedentemente con ftalati).Vengono immersi i circuiti stampati in grossi calderoni pieni di stagno bollente, per ricavarne piombo e altri materiali; oppure bagnati nell'acido per estrarne oro e palladio. I cavi elettrici sono bruciati per estrarne il rame (cavi elettrici ricoperti di PVC, sostanza che, una volta bruciata, rilascia la diossina: un composto persistente, non biodegradabile, che ha effetti pericolosi sul sistema endocrino e immunitario. Il rapporto di Greenpeace sul PVC denuncia come la sostanza, cancerogena, colpisca gravemente il fegato, provocando una forma particolare di tumore del fegato: l'angiosarcoma epatico). Sono stati riscontrati livelli altissimi di diossina nell'aria e nelle acque, con conseguenze gravissime sulla salute degli abitanti di Guyiu. Numerosi anche i casi in cui è stata riscontrata una quantità allarmante di piombo nel sangue, soprattutto nei bambini, con seri pericoli per il sistema nervoso. Anche i danni all'ambiente sono gravissimi: la città è costretta a rifornirsi di acqua dalle regioni vicine, perchè ormai il livello di inquinamento dei fiumi è drammatico. Così come i suoli, impregnati di sostanze mortifere, che offendono la natura, pure generosa, di Guiyu.Vicino al delta del Fiume delle Perle. A pochi chilometri da Hong Kong, cuore pulsante del miracolo industriale cinese.&lt;br /&gt;Si parla poco di Guiyu e del suo "inferno digitale". Stretta, da un lato, nella morsa di un paese affamato di materie prime, dove la tutela dell'ambiente e della salute umana sembrano venire sacrificate sull'altare di una crescita economica dissennata e vorace; dall'altro nel giogo di un gigante economico irresponsabile, che vuole godere dei benefici del progresso tecnologico, imponendo ad altri di pagarne il prezzo. Contraddizioni, queste, della società figlia della tecnologia? Al di qua dell'Atlantico milioni di persone corteggiate da una pubblicità sfacciata. Centri commerciali e negozi specializzati presi d'assalto da folle adoranti. Il progresso avanza. Bisogna stare al passo. Ma a quale prezzo? E chi sta pagando per noi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un'altra giornata di lavoro è finita. Il pentolone dall'odore pestilenziale viene sostituito da quello per la cena. Le carcasse dei computer per il momento vengono abbandonate. Ci giocano i bambini, aspettando che sia pronto da mangiare. Chissà se avranno mai un computer. Chissà se navigheranno mai in rete. Per il momento giocano con gli avanzi, oltretutto velenosi, appartenuti a qualcuno che forse non sa nemmeno dove sia Guiyu. La città affacciata sul Mare Meridionale Cinese. A pochi chilometri dall'affollatissima Hong Kong. Dove vive la signora Wu, con la sua famiglia. Cumuli di immondizia. Rottami da far resuscitare. Fumi che avvelenano i polmoni. La cena è pronta. Bisogna andare a letto presto. Domani si lavora. I sandali vicino al cacciavite.&lt;br /&gt;Fonti: Greenpeace-BAN-Agenzia Fides- AsiaNews-PeaceReporter-AREA Settimanale di critica sociale&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6557350135076193149-5914738153315171220?l=francescacasafina.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescacasafina.blogspot.com/feeds/5914738153315171220/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescacasafina.blogspot.com/2009/03/le-donne-dai-piedi-di-loto-la-vita-dei.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6557350135076193149/posts/default/5914738153315171220'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6557350135076193149/posts/default/5914738153315171220'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescacasafina.blogspot.com/2009/03/le-donne-dai-piedi-di-loto-la-vita-dei.html' title=''/><author><name>AMAUTA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00361446882095732731</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='27' src='http://1.bp.blogspot.com/_zQmvbNImB8o/S9wf_SB5sqI/AAAAAAAAAFY/7Ni2WNBxrms/S220/arton8043.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_zQmvbNImB8o/ScoZD9h2coI/AAAAAAAAADA/sKuxIKcGBhA/s72-c/loto.jpeg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6557350135076193149.post-6552891702113454598</id><published>2009-03-11T09:17:00.000-07:00</published><updated>2009-03-17T04:42:44.399-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='SUDAMERICA'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Sentenza storica in Brasile.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;Raposa Serra do Sol e la battaglia senza fine dei popoli indigeni brasiliani&lt;br /&gt;(12 dicembre 2008)&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;E' una vittoria storica per Raposa Serra do Sol. E più in generale&lt;br /&gt;per le popolazioni indigene del Brasile. I giudici del Supremo&lt;br /&gt;Tribunale Federale di Brasilia  hanno riconosciuto conforme alla&lt;br /&gt;costituzione brasiliana (8 voti favorevoli e 3 contrari) la&lt;br /&gt;demarcazione di Raposa Serra do Sol come territorio indigeno.&lt;br /&gt;Uscita in concomitanza con i festeggiamenti per il 60mo&lt;br /&gt;anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani&lt;br /&gt;(ma con molto meno rumore), la sentenza del tribunale&lt;br /&gt;brasiliano è in realtà emblematica per tutte le popolazioni indigene,&lt;br /&gt;brasiliane e non solo, impegnate nella lotta per il riconoscimento&lt;br /&gt;del diritto alla terra. Lontano da Brasilia, capitale federale,&lt;br /&gt;e da tutti i centri decisionali, Raposa Serra do Sol si trova&lt;br /&gt;nello stato amazzonico di Roraima, nord del Brasile, al confine&lt;br /&gt;con Guyana e Venezuela. Qui vivono circa ventimila indigeni,&lt;br /&gt;appartenenti alle etnie wapichana, makuxi, ingarikò, patamona e&lt;br /&gt;tuarepang. Terra di savane, montagne e foreste tropicali.&lt;br /&gt;Terra di Macunaima, l'eroe ancestrale, figlio del Sole, che dalle&lt;br /&gt;cime del monte Roraima continua a guardare il suo popolo.&lt;br /&gt;Un popolo finalmente in festa, dopo anni di dure battaglie.&lt;br /&gt;Perchè la sentenza dello scorso dicembre è solo l'ultimo&lt;br /&gt;capitolo di una storia iniziata più di dieci anni fa, quando,&lt;br /&gt;nel 1996, gruppi di agricoltori invasero le terre indigene&lt;br /&gt;allo scopo di utilizzarle per la coltivazione di riso. Da&lt;br /&gt;allora iniziò il lungo braccio di ferro tra i coloni e le&lt;br /&gt;popolazioni indigene locali, nel tentativo di costringerle&lt;br /&gt;ad abbandonare le terre dei loro antenati. L’eroe&lt;br /&gt;Macunaima veniva scalzato dagli dei sacri dell'agrobusiness&lt;br /&gt;e dell'interesse economico. Fino all'aprile del 2005, quando&lt;br /&gt;il presidente Ignacio Lula da Silva ratificò legalmente Raposa&lt;br /&gt;come terra ad uso esclusivo delle comunità indigene. Ma le&lt;br /&gt;minacce degli imprenditori agricoli non si sono placate e&lt;br /&gt;numerosi episodi di violenza si sono susseguiti da allora,&lt;br /&gt;soprattutto ad opera delle squadre paramilitari al servizio&lt;br /&gt;degli agricoltori latifondisti, rappresentati da Paulo César&lt;br /&gt;Quartiero, leader e portavoce degli interessi dei terratenientes&lt;br /&gt;di Roraima. L'assalto alla scuola indigena di Surumu, nel&lt;br /&gt;gennaio del 2005, ha significato forse l'episodio più&lt;br /&gt;tristemente rappresentativo della brutalità dei pistoleiros&lt;br /&gt;e dei loro mandanti. Nata con lo scopo di salvaguardare lingue&lt;br /&gt;e culture indigene (spesso trascurate dai programmi scolastici&lt;br /&gt;ministeriali),  la missione di Surumu forma leader indigeni&lt;br /&gt;e serve da luogo di incontro per le comunità della zona.&lt;br /&gt;Durante il feroce attacco del 2005 vennero quasi distrutte&lt;br /&gt;la scuola, la mensa e il vicino ospedale e rapiti tre&lt;br /&gt;missionari, poi rilasciati. "In particolare è la scuola a&lt;br /&gt;essere malvista dai fazenderos – ha denunciato Carlo Zaquini,&lt;br /&gt;coordinatore della Pastorale Indigenista di Roraima - (...) al&lt;br /&gt;centro di ogni insegnamento c'è il rispetto per la loro cultura&lt;br /&gt;millenaria. E' questo che ai coloni non va giù". Colpire al&lt;br /&gt;cuore la cultura degli antenati, il legame atavico delle&lt;br /&gt;comunità indigene con la terra, il loro profondo rispetto&lt;br /&gt;per la natura. Perché la battaglia non si combatte solo sul&lt;br /&gt;terreno economico ma anche -e soprattutto- antropologico e&lt;br /&gt;culturale. “Per loro la terra è la vita.(…)E’ lo spazio&lt;br /&gt;spirituale senza il quale non esistono”. Sono parole di&lt;br /&gt;Leonardo Boff, teologo brasiliano da sempre impegnato nella&lt;br /&gt;difesa del diritto delle popolazioni indigene alla terra.&lt;br /&gt;Una vittoria storica, quindi, quella di Raposa Serra do Sol.&lt;br /&gt;Terra del sole. Terra indigena.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6557350135076193149-6552891702113454598?l=francescacasafina.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescacasafina.blogspot.com/feeds/6552891702113454598/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescacasafina.blogspot.com/2009/03/sentenza-storica-in-brasile.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6557350135076193149/posts/default/6552891702113454598'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6557350135076193149/posts/default/6552891702113454598'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescacasafina.blogspot.com/2009/03/sentenza-storica-in-brasile.html' title=''/><author><name>AMAUTA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00361446882095732731</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='27' src='http://1.bp.blogspot.com/_zQmvbNImB8o/S9wf_SB5sqI/AAAAAAAAAFY/7Ni2WNBxrms/S220/arton8043.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6557350135076193149.post-3512347584520552898</id><published>2009-03-11T09:14:00.000-07:00</published><updated>2009-03-17T04:43:26.524-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='SUDAMERICA'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Un altro mondo è davvero possibile?&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;(Roma, 2 febbraio 2009)&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Si è conclusa ieri la IX edizione del Forum Sociale Mondiale a Belem do Para, Brasile. Cinque giornate di incontri, seminari, workshop e marce che hanno visto la partecipazione di 100 mila delegati e oltre 6000 organizzazioni fra sindacati, forze politiche e movimenti sociali. Il giornalista Antonio Moscato ha incontrato  per l'occasione  il leader dei Sem Terra brasiliani Neuri Rossetto, in visita a Roma per le celebrazioni del venticinquesimo anniversario del movimento. Nell'insolita cornice di piazza Sant'Eustachio, alle spalle del Pantheon, Moscato ha intervistato il leader brasiliano sui temi principali del forum e le proposte elaborate. "I veri protagonisti del summit sono stati i popoli indigeni, riuniti a Belem per difendere il diritto alla terra e ai beni comuni" ha tenuto a precisare Rossetto. "Non a caso la città che ha ospitato il forum mondiale si trova nel cuore dell'Amazzonia brasiliana, dove i popoli indigeni combattono da anni contro la deforestazione causata dalle monocolture dell'agrobusiness e i megaprogetti infrastrutturali". La seconda giornata del summit è stata completamente dedicata a questi temi, attraverso le testimonianze di rappresentanti e leader indigeni per la tutela della biodiversità e i diritti delle comunità indios dell'Amazzonia, in concomitanza con le cerimonie per il quinto Forum Sociale Pan-Amazzonico.&lt;br /&gt;Moscato ha poi sottolineato l'altra novità di questa edizione del Forum Mondiale, ossia la partecipazione ai lavori di quattro capi di stato sudamericani, invitati a parlare sul ruolo dei rispettivi governi nell'elaborazione di un modello di sviluppo alternativo a quello neoliberale. Evo Morales (Bolivia), Rafael Correa (Ecuador), Fernando Lugo (Paraguay) e Hugo Chavez (Venezuela) sono stati accolti nei locali che ospitavano le conferenze, dove sono intervenuti su crisi economica e ruolo della società civile dialogando con i rappresentanti di venti movimenti sociali sudamericani. Grande assente il "padrone di casa" Ignacio Lula da Silva, che ha deciso di non prendere parte all'incontro a causa delle polemiche suscitate dalle scelte di politica economica elaborate dal suo governo. Neuri Rossetto ha commentato: "L'assenza di Lula è stata un segnale della distanza che separa il presidente dalla società civile brasiliana. In particolare noi Sem Terra ci siamo opposti all'indirizzo di politica economica del governo Lula, troppo vicino al modello neoliberale". Ha continuato il leader dei Sem Terra: "Il Forum di Belem è stato uno spazio importante di confronto e dialogo per tutti quei movimenti che lottano contro una globalizzazione selvaggia che genera solo diseguaglianza".&lt;br /&gt;Il messaggio che arriva da Belem è dunque chiaro: un altro mondo è possibile, come recita lo slogan che ha accompagnato le precedenti otto edizioni del forum mondiale. Partecipazione decentrata e elaborazione di alternative concrete all'attuale sistema economico rimangono le parole d'ordine, anche se quest anno si è discusso pure di lotta agli armamenti e crisi palestinese. Trovare una risposta comune alle sfide poste dall'attuale ordine mondiale, questo lo scopo degli attori sociali riuniti a Belem, su un terreno che non è solo economico ma anche sociale, politico e culturale. "Che cosa cambierà dopo Belem?" ha chiesto Moscato. "I grandi cambiamenti richiedono tempo. Ma intanto sappiamo verso quale direzione muoverci. E che siamo tanti" ha argomentato Rossetto. "Dal primo forum mondiale di porto Alegre molto è cambiato. I popoli indigeni sono fiduciosi e decisi ad andare avanti". La strada è lunga ma l'orizzonte è condiviso. Prossimo appuntamento il forum sociale mondiale del 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6557350135076193149-3512347584520552898?l=francescacasafina.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescacasafina.blogspot.com/feeds/3512347584520552898/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescacasafina.blogspot.com/2009/03/un-altro-mondo-e-davvero-possibile-roma.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6557350135076193149/posts/default/3512347584520552898'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6557350135076193149/posts/default/3512347584520552898'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescacasafina.blogspot.com/2009/03/un-altro-mondo-e-davvero-possibile-roma.html' title=''/><author><name>AMAUTA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00361446882095732731</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='27' src='http://1.bp.blogspot.com/_zQmvbNImB8o/S9wf_SB5sqI/AAAAAAAAAFY/7Ni2WNBxrms/S220/arton8043.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6557350135076193149.post-5719069659317202912</id><published>2009-03-11T09:10:00.000-07:00</published><updated>2009-03-17T04:44:19.625-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='STORIA'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Portella della Ginestra. Strage dimenticata&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il volto nascosto del ritorno alla democrazia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;(Roma, 22 dicembre 2008)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Figghiu! Ca pirchì t'ammazzaru, quali mali facisti,ci dicia:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;tu eri na palumma, di zuccaru e di meli”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;(Lamentu d’una matri, Ignazio Buttitta)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stretta fra i monti Kumeta e "Pizzuta", in provincia di Palermo, la spianata di Portella della Ginestra si trova a metà strada fra i comuni di Piana degli Albanesi, San Giuseppe Jato e San Cipirello. Luogo simbolo del movimento contadino siciliano, nel 1947 Portella divenne teatro di una delle più controverse stragi nella storia dell'Italia repubblicana. Undici persone uccise. Decine i feriti. Tutti contadini, fra cui anche bambini; riuniti per la festa del 1 maggio. A più di sessant'anni dai fatti di Portella, l'uscita del film Segreti di Stato di Paolo Benvenuti, torna a far parlare di quella che è passata alla storia come la "strage dimenticata". Scenario: l'Italia del secondo dopoguerra.&lt;br /&gt;Dopo lo sbarco anglo-americano del luglio 1943 e la breve parentesi dell'AMGOT (Allied Military Government),  la Sicilia si preparava a entrare nel nuovo ordine democratico dell’Italia postfascista. “Dopo la guerra la fame si raccoglieva con il rastrello”, testimoniò un agricoltore di Piana degli Albanesi, appena ventenne nel maggio '47. Il grano scarseggiava. E i contadini occupavano i latifondi, reclamando pane e giustizia. Il 2 settembre 1943 viene ucciso, con un colpo di pistola, il carabiniere Giuseppe Mancino. La mano è quella di un giovane bandito di Montelepre, colonnello dell'EVIS (Esercito Volontario per l'Indipendenza della Sicilia), accusato di contrabbando. Il suo nome è Salvatore Giuliano, conosciuto nella zona come "Turiddu". Saranno lui e gli uomini della sua banda a sparare sui contadini, a Portella della Ginestra.&lt;br /&gt;Il 1947 era iniziato con l'assassinio del sindacalista Accursio Miraglia, segretario della Camera del Lavoro di Sciacca, provincia di Agrigento. Due anni prima aveva fondato la cooperativa  “Madre Terra” per rivendicare l’applicazione dei decreti Gullo del 1944, sull’assegnazione delle terre improduttive alle cooperative agricole. Il 17 gennaio era la volta di Pietro Macchiarella, ucciso a Ficarazzi, vicino Palermo. Entrambi dirigenti del Partito Comunista. Dietro agli omicidi la longa manus  dei  latifondisti siciliani e della mafia locale.&lt;br /&gt;Il 1 maggio del ‘47, a Portella della Ginestra, non si celebrava solo la festa del lavoro ma anche la vittoria dei partiti di sinistra alle elezioni regionale del 20 aprile. Improvvisamente gli spari. Nella seduta dell’Assemblea Costituente del 2 maggio, l’allora ministro degli interni Mario Scelba parlò di Portella come di un “episodio fortunatamente circoscritto, maturato in una zona fortunatamente ristretta”. Nessun movente politico. Accusati della strage Salvatore Giuliano e la sua banda. Nel corso della stessa seduta, il segretario regionale comunista Girolamo Li Causi denunciò invece la natura politica dell'attentato, collegandola alla propaganda intimidatoria precedente alle elezioni regionali. Dito puntato contro mafiosi e latifondisti, con la connivenza delle forze dell'ordine. Fu fatto il nome di Ettore Massana, ispettore di polizia, accusato di dirigere il “banditismo politico”, in combutta con mafiosi e politici locali vicini agli ambienti monarchici e separatisti. L’uccisione di Giuliano nel 1950 e le dichiarazioni del suo luogotenente Gaspare Pisciotta, rilasciate durante il processo di Viterbo, avvalorarono la tesi sostenuta da Li Causi. Il processo si concluse nel ’52 con la condanna all’ergastolo degli uomini di Salvatore Giuliano. Nessuna condanna per i presunti mandanti.&lt;br /&gt;Con il democristiano Giuseppe Alessi alla guida della Sicilia, si chiudeva un capitolo di sangue nella storia siciliana. Le elezioni nazionali del 18 aprile 1948 si concluderanno con la vittoria della Democrazia Cristiana, inaugurando la fase della cosiddetta conventio ad escludendum.  Il paese andava costruendo la sua democrazia. Una democrazia vigilata, all'interno della sfera di influenza atlantica e della guerra fredda. L'Italia voleva il suo ordine democratico, le aristocrazie terriere siciliane le loro terre. I contadini uccisi a Portella della Ginestra pagarono con la vita. Il film di Benvenuti è destinato dunque a suscitare non poche polemiche, anche alla luce degli ultimi studi pubblicati (v. Giuseppe Casarrubea) che denunciano il coinvolgimento di CIA e formazioni di estrema destra (in particolare la Xma Mas di Valerio Borghese) nei fatti di Portella. Il dibattito rimane aperto su quella che resta ancora una ferita profonda nella storia dell'Italia repubblicana.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6557350135076193149-5719069659317202912?l=francescacasafina.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francescacasafina.blogspot.com/feeds/5719069659317202912/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://francescacasafina.blogspot.com/2009/03/portella-della-ginestra.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6557350135076193149/posts/default/5719069659317202912'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6557350135076193149/posts/default/5719069659317202912'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francescacasafina.blogspot.com/2009/03/portella-della-ginestra.html' title=''/><author><name>AMAUTA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/00361446882095732731</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='33' height='27' src='http://1.bp.blogspot.com/_zQmvbNImB8o/S9wf_SB5sqI/AAAAAAAAAFY/7Ni2WNBxrms/S220/arton8043.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
